Morirò così come ho vissuto: evitando il problema.
Procrastino, rimando, posticipo, delego, pronuncio più "Dopo" e "Poi vedrò" che "Si" o "No".
Fin quando ogni singolo problema, in precedenza ignorato, non torna indietro e, colpendomi leggermente sulla spalla, mi chiede spiegazioni e delucidazioni. E allora io non faccio altro che continuare a rimandare.
Ma quando torneranno tutti insieme, e il loro vociare diventerà un ossessivo frastuono che risuona nelle ossa della scatola cranica, e sarà così alto da impedirmi di sentire la mia voce, cosa farò?
Dirò loro di aspettare un ultimo secondo, il tempo di ingoiare qualcosa, di addormentarmi per sempre.
Morirò così come ho vissuto: da codardo.
Una morte indolore per una vita piena di dolori fasulli.
Ma non oggi. E non per qualche nobile motivo, sia chiaro.
Affetti, amici, onore: un paio di palle!
Se non mi uccido è per lo schifo che provo per me stesso e quello che sarei diventato se lo facessi.
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